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Israele respinge due giornaliste italiane, entrambe autrici di Prospero Editore

Israele respinge due giornaliste italiane, entrambe autrici di Prospero Editore

Due giornaliste italiane, entrambe autrici di Prospero Editore, sono state colpite da provvedimenti delle autorità israeliane che impediscono loro di svolgere il proprio lavoro nel Paese. Si tratta di Serena Bilanceri, corrispondente del quotidiano tedesco «Taz», e Martina Stefanoni, giornalista di Radio Popolare. Due casi distinti, accomunati da una preoccupante limitazione della libertà di stampa, proprio alla vigilia delle elezioni israeliane del 27 ottobre.

A Serena Bilanceri, giornalista e inviata di guerra per diverse testate tedesche, che ha già lavorato in Sud-est asiatico e che negli ultimi anni è corrispondente estera da Giordania e Palestina, le autorità israeliane hanno negato il visto di lavoro e revocato il permesso di soggiorno. Il provvedimento, reso noto il 13 ottobre, sarebbe motivato dall’accusa di aver incitato al boicottaggio di Israele, circostanza respinta dalla giornalista e dalla redazione della «Taz». 
Bilanceri è stata la prima autrice pubblicata da Prospero Editore, con la raccolta poetica Fino alla fine dell’illusione. Più recentemente ha pubblicato, sempre per la nostra casa editrice, Direzione sud-est, un reportage giornalistico che testimonia il suo impegno nel raccontare luoghi, conflitti e realtà spesso ai margini dell’informazione internazionale.

Nel pomeriggio del 14 ottobre è arrivata la notizia di un secondo provvedimento, questa volta ai danni di Martina Stefanoni, giornalista di Radio Popolare, alla quale è stato revocato il visto d’ingresso precedentemente concesso, nonostante avesse già ottenuto l’accreditamento ufficiale del Government Press Office israeliano.
La motivazione comunicata si limita a una sola frase: «Le circostanze relative al suo caso sono cambiate». Nessuna ulteriore spiegazione è stata fornita, nonostante le richieste di chiarimento avanzate dalla testata giornalistica. 
Martina Stefanoni è autrice per Prospero Editore di Unspeakable. Il silenzio delle multinazionali davanti al genocidio a Gaza, un’inchiesta sul ruolo delle grandi aziende, della finanza e della comunicazione corporate nel dibattito pubblico sulla questione israelo-palestinese.
Non conosciamo le ragioni effettive della revoca del visto di Stefanoni, ma è difficile ignorare la coincidenza tra il provvedimento e il contenuto del suo lavoro giornalistico ed editoriale. Il sospetto che proprio le posizioni critiche espresse nel libro possano aver contribuito alla decisione delle autorità israeliane rende la vicenda ancora più inquietante.

Entrambe le giornaliste avrebbero dovuto seguire le imminenti elezioni israeliane per le rispettive testate. Impedire a professioniste dell’informazione indipendente di documentare un appuntamento politico di tale rilevanza significa limitare la pluralità delle voci attraverso cui l’opinione pubblica internazionale potrà conoscere e interpretare quanto accadrà.
Quale credibilità può avere il racconto di un processo democratico se alle voci critiche viene impedito di assistervi e documentarlo?
I due provvedimenti hanno suscitato reazioni anche in Italia. L’Ordine dei Giornalisti ha denunciato una violazione della libertà di stampa, sollecitando l’intervento della Farnesina e dell’Unione Europea. La deputata del Partito Democratico Lia Quartapelle ha inoltre annunciato un’interrogazione parlamentare sulla vicenda. 

In Unspeakable, Martina Stefanoni scrive:
«Solo così è possibile compiere un’operazione altrettanto difficile, quasi paradossale: raccontare il silenzio. E i protagonisti di questa mancata narrazione sono i brand e la comunicazione aziendale.»
Parole che oggi assumono un significato ancora più concreto. Se il libro indaga i meccanismi attraverso cui il silenzio viene costruito e alimentato nel mondo economico e della comunicazione, i fatti di questi giorni impongono una riflessione altrettanto urgente sul silenzio che può essere imposto direttamente a chi cerca di raccontare la realtà.

Prospero Editore esprime piena solidarietà a Serena Bilanceri e Martina Stefanoni e condanna fermamente i provvedimenti che impediscono loro di esercitare la professione giornalistica. Chiediamo che le autorità israeliane forniscano spiegazioni puntuali e trasparenti sulle decisioni adottate e che le istituzioni italiane ed europee intervengano a tutela della libertà di informazione.


Come casa editrice, riteniamo che pubblicare significhi anche assumersi la responsabilità di difendere il diritto delle autrici e degli autori a indagare, raccontare e criticare il potere. La libertà di stampa e quella di espressione sono condizioni fondamentali di qualsiasi società democratica.
Non può esserci libertà di informazione se a decidere chi può raccontare i fatti è proprio il potere che quei fatti è chiamato a spiegare.

La redazione di Prospero Editore


Alcune fonti:
ANSA
Ordine dei Giornalisti
Radio Popolare
Il Fatto Quotidiano
Haaretz 

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Serena Bilanceri

Serena Bilanceri

Serena Bilanceri è nata a Pisa nel 1983. Lavora attualmente come reporter e corrispondente estera freelance per la radiotelevisione pubblica tedesca, nonché per vari quotidiani e riviste.


Per Prospero Editore ha pubblicato la raccolta di Poesie “Fino alla fine dell’illusione”, ristampata nel 2016. Con le sue poesie ha vinto alcuni premi in concorsi nazionali.

Martina Stefanoni

Martina Stefanoni

Giornalista. È nata a Lecco nel 1994. Lavora a Radio Popolare, dove conduce la trasmissione quotidiana di politica internazionale, Esteri, e racconta le storie dal mondo nella rubrica settimanale Terzo Tempo.

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