Una raccolta di racconti sull’esperienza della prigionia dei palestinesi nelle carceri israeliane. Un'opera che non mostra un’impronta unicamente politica, ma si concentra ampiamente sull’esperienza umana e i sentimenti che ne vengono suscitati. Si tratta di storie vere, tramandate all’interno del campo profughi di Dheìsheh a Betlemme, uno dei più grandi della Palestina/Cisgiordania, di cui è originario l’autore.
Una testimonianza che espone l’eterogeneità delle esperienze dei prigionieri, le diverse opinioni riguardo l’occupazione israeliana e il rapporto con il nemico-vicino e con la propria terra. Un libro che dà voce ai senza voce.
"Ci sono diversi modi per esprimere il concetto di libertà. Per Khaled, libertà è poter chiudere la porta di casa da dentro, e non da fuori come è stata la sua vita in prigione per 15 anni, con un secondino a farlo sempre al posto suo. Per Said, libertà è un sorriso e un letto caldo, assenti nelle minuscole celle del carcere. Per Ishaq, invece, tornarci, in carcere, è libertà e follia allo stato puro, perchè lo fa per scelta, per non separarsi dal suo migliore amico Thair, piangendo una grassa risata mentre viene arrestato.
Nella loro diversità, le vite di Khaled, Said, Ishaq hanno in comune l'esperienza del carcere e la Palestina, nello specifico il campo profughi di Dheisheh, a Betlemme."
Uno scrittore che dà senso al suo essere lontano ma al contempo radicato alla sua terra.
Luisa Morgantini